sabato 17 gennaio 2009
Da una pagina di diario...
Oggi a Parigi nevica...
Passeggiando sugli Champs Elysèes ho l'impressione di sognare!
Il confine tra realtà e fantasia é labile...é la magia di questa città meravigliosa! Tutto é avvolto da uno strano silenzio...mi viene in mente una canzone di De Andrè: "la terra stanca sotto la neve dorme il silenzio di un sonno greve, l'inverno raccoglie la sua fatica di mille secoli da un'alba antica"...
I fiocchi bianchi cadono giù lenti...mi guardo intorno e cerco di fissare questi istanti incantevoli nella memoria, per portarli sempre con me!
Oggi a Parigi nevica...
Dalla finestra della mia camera vedo dei bambini che giocano nel parco e malinconicamente sorrido, un pò invidiosa della loro ingenua spensieratezza!
S.M.
mercoledì 24 dicembre 2008
Buon Natale!

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu, Re dell’universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel Tuo nome.
La redazione de Il Gianduiotto augura a tutti i suoi lettori Buon Natale e un Felice 2009!
domenica 30 novembre 2008
Manzoni: un conciliatore progressista

Madame de Stael ha dunque una visione educativa della cultura che si traduce in denuncia della frivolezza letteraria caratteristica non solo dei letterati ufficiali italiani, ma anche del pubblico, abituato a vedere nell’opera d’arte un prodotto di svago e non un momento di crescita e maturazione spirituale.
A rispondere alle provocazioni della scrittrice francese è Pietro Giordani, uno fra i più autorevoli esponenti della scuola purista dell’Ottocento, che approva l’esortazione della de Stael agli scrittori italiani affinché volgano il loro interesse agli studi e alle traduzioni per porre fine alla miserabile infinità de’ cattivi versi che ammorbano l’Italia, salvo poi assumere una posizione polemica nella conclusione. Infatti, sottolinea Giordani, se è vero che gli studi sono l’unica via che ne’ tempi presenti ci rimanga alla gloria (usando le parole della de Stael), è errato credere che tradurre opere moderne e straniere, sia occupazione utile e onorevole per gli intellettuali italiani, dal momento che i costumi, gli usi e i sentimenti dei popoli nordici poco hanno a che fare con la tradizione italiana.
Grande è soprattutto il contributo di Ermes Visconti che per primo, nel 1818, sistematizza sul Conciliatore le teorie di A. W. Schlegel e di Madame de Stael, che accordano ai temi storici e al rifiuto del fantastico e del superstizioso il prestigio e il primato tematico in quella che sarà la letteratura romantica.
Il dibattito sul rapporto tra letteratura e società è quello che causa maggiori scontri tra le visioni opposte di classicisti e romantici: i primi sottolineano come le opere devono emulare la perfetta bellezza dei classici antichi, moderni; i secondi invece identificano come imprescindibile la sintonia con la mentalità dei contemporanei.
Non c’è quindi da stupirsi se proprio la posizione romantica di grande apertura nei confronti di una società che sta rapidamente cambiando, permetterà la supremazia di questa sulla posizione dei classicisti.
Nonostante i grandi nomi che collaborano alla rivista e allo sviluppo culturale e letterario dell’Italia, quali Borsieri, Pellico, Pecchio e Berchet, è la figura di Manzoni quella che spicca maggiormente.
Se facciamo riferimento agli studi di Ezio Raimondi, possiamo notare come la figura del Manzoni sia interessante per quello che è il legame alla rivista del Conciliatore, ma allo stesso tempo per il suo superamento. Da prendere in esame per questo confronto, sono la prima introduzione al Fermo e Lucia e la lettera al Fauriel che Manzoni scrive il 17 ottobre 1820.
Ne la prima introduzione al Fermo e Lucia, Manzoni imposta il proprio dialogo con il pubblico secondo gli schemi della nuova retorica romantica rilanciando poi, in una versione più personale, le ipotesi e le forme del Conciliatore riguardo il problema del romanzo.
Il capitolo settimo di Avventure letterarie di Borsieri, il Pranzo, con la conversazione tra l’io che racconta, Pellico, Gherardini e uno sconosciuto oratore, mettono in luce tutte assieme quelle che sono le prospettive critiche che fanno da sfondo all’introduzione manzoniana: 1. l’Italia povera di romanzi; 2. una forma romanzesca che appartiene al genere filosofico ed all’eloquenza in quanto esprime le altre verità della filosofia intorno alle passioni; 3. la concezione per la quale non si possa intendere una letteratura davvero moderna, calata nei costumi del secolo, senza la riscoperta di un romanzo che insieme con il teatro comico, e coi buoni giornali sappia giungere all’umile cittadino, come dire a una moltitudine da educare e ingentilire attraverso la fantasia e il ragionamento (cfr. E. Raimondi, Il romanzo senza idillio, p.130).
Nel Fermo e Lucia, che si basa su quelli che sono i temi trattati da Pellico e Borsieri, viene introdotto anche il tema femminile, trattato spesso anche nella saggistica del Conciliatore, che non rimane marginale ma entra nei tessuti del romanzo. La nuova idea del romanzo e della figura femminile entra in molti dialoghi del romanzo, ad esempio il dialogo tra don Ferrante e il Signor Lucio, o nelle digressioni, come quella di Gertrude.
Manzoni si incontra con la concezione di Madame de Stael - e quindi con quella romantica - alla scoperta di un romanzo che in luogo dell’amore abbia come oggetto tutte le altre passioni degli uomini; un romanzo che allarghi il suo uditorio e arrivi non solo nei salotti borghesi, ma anche tra le campagne e i contadini.
L’escamotage di Manzoni di utilizzare un antico manoscritto sul quale basare la narrazione fa parte della tradizione letteraria alla quale aveva aderito l’inglese Scott per la stesura del suo romanzo, ma anche di quella che può essere fatta risalire ad Ariosto nell’Orlando Furioso; nell’opera manzoniana però assume connotazioni diverse. Il manoscritto esaminato nell’introduzione del Fermo e Lucia e ripreso più volte nel corso dell’opera, concentra una serie di tematiche che si riconducono alla querelle culturale del momento e apre la possibilità a riflessioni che riguardano contenuti e scelte contenutistiche, linguistiche e stilistiche che saranno poi il filo portante del romanzo stesso.
La prima considerazione che va fatta, riguarda la figura del narratore erudito. Già dall’introduzione del Fermo e Lucia, infatti, egli discorre con il pubblico riguardo i dubbi che potrebbero venire al lettore, che privato del manoscritto originario non può avere un riscontro di quelli che sono gli usi, i costumi e i fatti del tempo narrati da Manzoni. La costruzione di quest’io narrante non è altro che il double di Manzoni, l’editore del manoscritto, che si costituisce su quella che è la figura del letterato secondo gli ideali del Conciliatore (esperto conoscitore delle scienze, dell’economia e delle tecniche e non solo quindi di materia letteraria), ma al tempo stesso mediato o integrato dal moralista della Morale cattolica, dal critico delle Lettere e dallo storico dell’Adelchi. E’ un narratore enciclopedico ancora incerto sul proprio destino ma deciso a trarre partito da ogni esperienza per costruirsi la sua identità.
Quello che può dunque risultare antilirico perché processo di ricerca e di maturazione del narratore stesso, viene sfruttato ad arte da Manzoni che lo inserisce all’interno di una narratio e, ricollegandolo al sistema ideologico del Conciliatore, fa sì che la narrativa diviene la chiave di volta di una letteratura veramente moderna, tale da svolgere filosoficamente le fila delle nostre presenti passioni e de’ nostri costumi.
Il romanzo manzoniano, dunque, propone molte delle innovazioni della poesia non tollerate dal vecchio sistema letterario, cioè quelle strettamente legate al rapporto che viene ad instaurarsi tra letteratura e società evidenziato dal rinnovamento letterario dello stesso Manzoni: la corruttela delle lettere non può essere altro che smarrimento, o pervertimento delle idee, a meno che precisa, non si voglia ammettere una letteratura che non sia composta da idee.
La seconda considerazione riguarda la maschera del narratore che commenta un manoscritto del passato e sotto la quale si cela Manzoni. Tale figura è interessante per mettere in luce come Manzoni sviluppi l’idea della contrapposizione romantica tra una vecchia e una nuova letteratura e al tempo stesso permette all’autore di aprirsi uno spazio attraverso un discorso critico che funge da autocoscienza del romanzo al fine di sottolineare il proprio distacco dalla tradizione; ma anche per concedersi il diritto di ridiscuterle alla luce di una modernità che segna la nascita del romanzo storico.
La Prima introduzione al Fermo e Lucia ha però anche un particolare interesse anche per quanto riguarda la questione linguistica. Ci riferiamo all’autocritica di un linguaggio letterario, un codice narrativo, che si rifà al pastiche letterario in direzione della prosa saggistica del Conciliatore. E’ una riflessione che Manzoni apre a partire proprio dal linguaggio seicentesco del manoscritto il quale deve essere ripulito perché dimentico della purezza propria della lingua del cinquecento dovuta alla corruttela causata dalla dominazione straniera.
Si direbbe che veramente il reo gusto del secolo si fa sentire nello stile del vecchio scrittore ma che però vi è una certa fragranza (dico bene?) di lingua che ben fa vedere che di poco era spirato quell'aureo cinquecento, quel secolo nel quale tutto era puro, classico, lindo, semplice, nel quale la buona lingua si respirava per così dire coll'aria, si attaccava da sé agli scritti, dimodoché, cosa incredibile e vera! fino i conti delle cucine e gli editti pubblici erano dettati in buono stile. Che se nel secolo susseguente tutto si alterò, almeno almeno la corruttela non era straniera, era un lusso un abuso delle ricchezze patrie, una sazietà del bello o almeno non si leggevano ancora libri francesi, perché la Francia non aveva ancora quegli insigni scrittori che per disgrazia delle lettere ebbe dappoi. (A. Manzoni, Introduzione del Fermo e Lucia)
venerdì 21 novembre 2008
Norwegian Wood

La storia che viene narrata è un lungo flashback di un ragazzo ormai adulto, di nome Watambe, che ripercorre la sua adolescenza in quello che è stato il suo percorso di formazione sentimentale in un periodo complesso per la storia del Giappone, ossia la rivoluzione studentesca.
Attraverso l'io narrante, che in questo caso è il protagonista stesso, veniamo calati nella realtà psicologica di un ragazzo universitario che, non consapevole delle proprie qualità, si sente sempre come una voce fuori dal coro, assalito da dubbi che lo portano a domandarsi di continuo cosa e dove abbia sbagliato.
Alla continua ricerca dell'autenticità, non si ferma alle apparenze, vuole andare oltre quelle che possono essere le convenzioni e si rende conto che le persone fuori dagli schemi sono poche, anzi pochissime.
Sono numerosi i personaggi che Murakami ci presenta, ma non di tutti sappiamo l'evolversi della vita...Sturmtruppen è uno di questi, personaggio bizzarro, da abitudini maniacali che di punto in bianco scompare di scena e di lui non si saprà più nulla, anche se resterà nei ricordi del protagonista.
" [...] -Sai che sei proprio barvo? E anche la casa è pulita.
-E' l'influenza di Sturmtruppen. Mi ha trasmesso il suo amore per la pulizia. Con grande gioia dei miei padroni di casa che dicono che gliela tengo benissimo. [...] (p.357)"
Passeggiando per le strade di Tokyo, dove studia, rincontra una sua vecchia amica dei tempi del liceo, Naoko, che non aveva più rivisto dopo i funerali del migliore amico Kizuki, ragazzo di lei e miglio amico di Watambe. Comincia così la loro frequentazione e cresce l'innamoramento di lui nei confronti della giovane. Ma anche la ragazza, come Stumtruppen di punto in bianco svanisce e solo dopo parecchio tempo, grazie ad un'imperterrita ricerca, Watambe verrà a sapere che è ricoverata in un centro per la cura di malattie mentali. La vita di Watambe però, non si ferma, continua a scorrere e all'università fa la conoscenza di Midori, una ragazza eccentrica e stravagante che proprio per il suo modo anticonvenzionale, colpisce il nostro protagonista.
"[...] Nel frattempomi ero accorto che una delle ragazze mi lanciava continuamente delle occhiate. Aveva i capelli cortissimi, gli occhiali da sole scuri, e portava un minivestito bianco di cotone. Dato che non mi sembrava di conoscerla, continuai a mangiare, ma a un certo punto all'improvviso si alzò e venne verso di me. Appoggiò una mano sull'orlo del tavolo e mi chiamò per nome [...] (p. 66)"
La ragazza, sebbene impegnata sentimentalmente, si lascia trascinare dall'attrazione che ha per Watambe e lo porterà a compiere azioni tanto bizzarre quanto imprevedibili.
A fianco del nostro studente, compare un altro ragazzo, Nagasawa, giovane del collegio spregiudicato e dal fascino irresistibile, che dopo varie vicende si verrà a delineare come cinico e crudele. E' il classico personaggio che per la sua disinvoltura ammalia gli innocenti e a questi si contrappone, portando all'interno del romanzo la corruzione morale secondo la filosofia io sono io e loro sono loro che lo porta a giustificare qualsiasi azione dettata dall'istinto. Ad accomunare i due giovani e la lettura comune fdi romanzi non usuali tra i giovani del tempo, come ad esempio Il Grande Gatsby; particolare che delinea sempre più i due personaggi come facce della stessa medaglia, entrambi alle prese con la società contemporanea che fanno percorsi diversi per emergere anche se hanno esperienze comuni.
Tra tutte queste esperienze, il giovane Watambe deve fare i conti con il cuore: da una parte l'amore idealizzato, quello per Naoko; dall'altra quello per Midori, più realistica e pragmatica. L'intreccio di storie che si verrà a creare è ricco di pathos e accompagna il lettore fino all'ultima battuta in un crescendo di sensazioni ed emozioni. E' un viaggio attraverso l'adolescenza e l'emergere di personalità tanto differenti in un mondo dove la singolarità è sempre più attaccata dall'omologazione e il conformismo.
Per concludere lascio la parola all'autore che descrive il suo romanzo così:
"Avrebbe dovuto essere un romanzo bello, malinconico, delicato e compatto. E siccome vivevo in Italia, annotai quel titolo in italiano: Il giardino sotto la pioggia. Tuttavia il romanzo stava diventando molto più lungo di quanto avessi previsto all'inizio, e non era più possibile definirlo <
Atlier
“Il Gianduiotto" è un Blog senza fini di lucro alcuno. Gli scritti, quando non comunicato altrimenti, sono © dell'autore del Blog. Le immagini, gli screenshots, i video e le musiche presenti su queste pagine sono © dei relativi autori e sono offerte solo a fine di recensione e di discussione. Questo Blog aderisce alla Creative Commons License.
sabato 15 novembre 2008
A volte i commenti sono superflui...(quando le parole sono belle di per sé)
Non aveva trovato ancora il libro per la sua anima."
Federigo Tozzi
venerdì 14 novembre 2008
Sulle ali della fantasia: una letteratura per pensare
Gli odori dei mestieriIo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d'olio la tuta dell'operaio,
di farina il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c'è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po'.
Il progetto che l'editoria per l'infanzia promuove e porta avanti con successo, sebbene con qualche sforzo, è fondamentale per continuare a fornire stimoli ma soprattutto un investimento per la formazione di bambini e di giovani.
La creatività si può trovare in ogni materia: la creatività investe tutti gli aspetti della conoscenza, delle scoperte. E' questo che Rodari intendeva quando diceva: la creatività si può imparare, si può insegnare; il bambino deve essere educato a pensare.
Atlier
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giovedì 13 novembre 2008
Omaggio a Roma e non solo...
In Vagone